Dai registri alle vite: due famiglie di Brienza attraversano i secoli
Aggiornamento: 24 ago
Che cosa può raccontare un semplice cognome?
A volte poco più di una presenza su una pagina ingiallita. Altre volte, se si riescono a collegare pazientemente nomi, età, matrimoni, figli, contrade e annotazioni marginali, quel cognome diventa il filo capace di attraversare due secoli di storia.
È quanto avviene grazie all’Archivio storico digitale degli Stati delle Anime di Brienza. Le ricostruzioni genealogiche dedicate alle famiglie Menafra e Sgrillo consentono oggi di seguire due ceppi familiari lungo numerose generazioni, dal Seicento alla fine dell’Ottocento.
Ogni collegamento nasce dal confronto fra gli Stati delle Anime di anni differenti: nomi dei genitori, coniugi, età, figli, luogo di abitazione, titoli e annotazioni lasciate dai compilatori. Quando le testimonianze non sono sufficienti, il sito distingue espressamente le relazioni certe da quelle probabili o ancora da verificare.
I Menafra: una famiglia dentro la storia di Brienza
La linea principale ricostruita comincia nel 1672 con Michele Menafra, marito di Silvia Corrado. La coppia ricompare nel nucleo n. 174 dello Stato delle Anime del 1680 insieme ai figli. Fra questi vi era Giuseppe, allora un bambino di sette anni.
Sessantasette anni dopo ritroviamo quello stesso Giuseppe Menafra come capofamiglia nello Stato delle Anime del 1747, marito di Teresa Negra. Da lui la linea prosegue attraverso il figlio Carlo, documentato nel 1757, nel 1783 e poi nel 1800 con la moglie Rosa Gumo.
Seguono:
il notaro Domenico Antonio Menafra, figlio di Carlo e Rosa Gumo e marito di Giuditta Lentini;
don Giuseppe Menafra, marito di Mariangela Lentini, presente nei registri del 1843, 1856, 1866 e 1877;
Gianbattista Menafra, nato nel 1830 e registrato ancora nel 1877 insieme al padre e alla moglie Maria Luisia Leopardi (proprio il Gianbattista Menafra con il quale Giuseppe Antonio Rossi intraprese il suo viaggio per l'America del Sud, tornato anni dopo a Brienza).
Sei generazioni ci permettono di seguire lo stesso ceppo dal 1672 al 1877.
Ma i Menafra non furono soltanto una famiglia numerosa. Nel Seicento e nella prima metà del Settecento appartennero al gruppo più influente e facoltoso del paese. La loro storia si può leggere anche nella geografia urbana di Brienza. Possedevano quattro palazzi: a Santa Croce, sopra Santa Maria, alla Piazza e a San Zaccaria. Gli studi sul Catasto Onciario suggeriscono che sia il caratteristico Palazzo del Chiazzino sia quello posto immediatamente sotto il castello appartennero ai Menafra e che quest'ultimo fu acquistato da Litterio Caracciolo solo nella seconda metà del XVIII secolo.
I registri restituiscono, tuttavia, anche il declino economico della famiglia. Nel 1778 alcuni immobili furono venduti per «bisogni di vittidazione», cioè per procurarsi quanto era necessario al sostentamento. Agli inizi dell’Ottocento i discendenti si erano ormai trasferiti verso Maschito e San Cataldo.
La genealogia incontra così la storia sociale: dietro la successione dei nomi si intravedono il prestigio, le proprietà, le difficoltà economiche e gli spostamenti della famiglia all’interno del paese.
Il ramo del vescovo di Acerno
Alla famiglia apparteneva anche Domenico Antonio Menafra, nato a Brienza nel 1659 e vescovo di Acerno dal 1718 al 1738.
Nel nucleo Menafra del 1680 compare un «chierico Antonio», indicato come nipote, che può essere identificato con il futuro vescovo, rimasto presto orfano di padre. La madre Catarina , dopo il secondo matrimonio con il dottore fisico Angelo Leopardo, ebbe un altro figlio: Domenico Antonio Leopardi. Questi fu dunque fratello uterino del vescovo che lo nominò erede universale col suo testamento.
Il vescovo era dunque cugino di Angelo Menafra, figlio di Michele Menafra e Silvia Corrado. Il presule si collega pertanto al ceppo ricostruito attraverso un ramo collaterale della stessa famiglia, non come discendente diretto di Michele.
Rimane una cautela indispensabile: il preciso nucleo seicentesco di Catarina Menafra non è ancora individuato con assoluta certezza. Per questa ragione il sito mostra il collegamento del vescovo come ramo collaterale e rende visibili anche i limiti della documentazione.
Gli Sgrillo: da Picerno all’America
Diversa, ma non meno affascinante, è la storia degli Sgrillo.
Il primo esponente documentato è mastro Nicola Sgrillo, figlio di Fabrizio e Catarina Moscatelli, proveniente da Picerno e stabilitosi a Brienza con la moglie Antonia Leopardo. È registrato nel 1745 e nel 1747.
Da Nicola discende Giancarlo Sgrillo, chiamato Giovanni Carlo nelle fonti più antiche. Lo ritroviamo nel 1783 e nel 1800, sposato con Ernestina Speranza, proveniente dalla Sala, l’odierna Sala Consilina.
La linea continua con:
Felice Sgrillo, marito di Maria Teresa Lentini;
Giuseppe Sgrillo, marito di Gaetana Acerenza;
Rocco Sgrillo, marito di Maria Raffaela Laurino;
Giuseppe Vincenzo Sgrillo, ricordato nel 1877 come figlio di Rocco ed emigrato in America.
La catena attraversa quindi sei generazioni, dal 1745 al 1889, e termina simbolicamente oltre l’oceano. In poco meno di un secolo e mezzo seguiamo una famiglia che arriva a Brienza da Picerno, si radica nella comunità, stringe legami matrimoniali con altre famiglie burgentine, apre una speziaria e infine prende parte alla grande vicenda dell’emigrazione.
Anche questa linea presenta un punto problematico: una registrazione del 1822 fa discendere Giuseppe da Giovan Carlo, mentre i riscontri concordanti del 1810 e del 1843 lo indicano come figlio di Felice e Maria Teresa Lentini. Nel sito tale discordanza non viene nascosta, ma spiegata al visitatore.
Un archivio da esplorare
Menafra e Sgrillo sono soltanto due esempi di ciò che può emergere dal confronto sistematico degli Stati delle Anime.
Entrando nell’archivio e aprendo una scheda appartenente a una di queste famiglie, il visitatore può percorrerne la linea genealogica, passare da una generazione all’altra, consultare le famiglie collegate e verificare direttamente anni, nuclei e annotazioni utilizzati nella ricostruzione.
È un modo nuovo di leggere la storia di Brienza: non più soltanto attraverso i grandi avvenimenti, ma attraverso le persone, le case, le parentele e le rue nelle quali si svolsero le loro vite.
Dietro ogni nome può nascondersi una storia ancora da ricomporre. Forse anche quella della propria famiglia.
Visita il sito dell’Archivio storico di Brienza, registrati gratuitamente e prova a cercare un cognome. Il viaggio può cominciare da una semplice scheda e condurre, generazione dopo generazione, molto più lontano di quanto si immagini.
Cerca le famiglie Menafra e Sgrillo e scopri le loro linee genealogiche nel corso di due secoli e sei generazioni.


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